2° Stazione:

L’angoscia di Gesù

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 22,39-45)

 

Uscì e andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. Giunto sul luogo, disse loro: "Pregate, per non entrare in tentazione". Poi si allontanò da loro circa un tiro di sasso, cadde in ginocchio e pregava dicendo: "Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà".  Gli apparve allora un angelo dal cielo per confortarlo. Entrato nella lotta, pregava più intensamente, e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadono a terra. Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza.

 

Meditazione

 

Tristezza angoscia e sgomento. Cristo sembra quasi non avvertire più la presenza del Padre; la sua anima è triste e un’angoscia mortale lo assale… ha forse frainteso la volontà di Dio? Come potrà affrontare la prova che lo attende ora che tutti, anche gli amici, sgomenti, lo hanno abbandonato? Ma non è forse questo ciò che gli uomini provano nella notte del dolore? Tu Signore hai voluto prendere tutto di noi, il nostro dolore, la nostra paura, la nostra lontananza, per poterci donare tutto di te, la tua carne, il tuo spirito, la tua vita, il tuo amore. “Padre sia fatta la tua volontà”. Anche nell’orto degli Ulivi il Padre è sempre “Abba”. Con la sua ubbidienza, Cristo vive la sua radicale unione al Padre, abbandonando ogni umana consolazione per vivere questo legame nell’adesione libera e piena alla sua volontà. Nella sua offerta volontaria alla sua passione, Gesù ci mostra che, né la sofferenza né l’apparente lontananza da Dio, possono separarci da Lui, perché anche nella radicalità della consegna rimane forte il legame con il Padre.

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