la via crucis

La Via Crucis o Via Dolorosa ha accompagnato da secoli la storia della fede cristiana. Questo «rito», con cui si ricostruisce e si commemora il percorso di Cristo verso il Golgota, consiste in un vero e proprio pellegrinaggio, che affonda le radici nella leggenda secondo la quale Maria, dopo la risurrezione, avrebbe ripercorso i luoghi della Passione. Una vera e propria drammaturgia è così creata, grazie alla messa in scena di una narrazione dei fatti evangelici. In una sequela Christi, il fedele può in questo modo ripercorrere il cammino di Gesù, facendosi alter Christus, condividendo e immedesimandosi nel dolore di quell’uomo, seguendone la nuda umanità, morendo con lui, per risorgere insieme a lui. Accompagnando Gesù e abbracciando il suo dolore, il fedele compiva un cammino di redenzione. La Via Crucis è dunque un cammino orante, un’esperienza di comunione con il Figlio di Dio, morto e risorto. Indagando i temi fondamentali della vita, del dolore, della morte, del sacrificio e della testimonianza, la Via Crucis rivela l’epifania dell’amore di Dio.

 

L’artista siciliano Franco Nocera realizza una Via Crucis di 15 stazioni rilette in maniera libera e personale, senza necessariamente attenersi alle scene canoniche. Il percorso, che inizia con la scena di Cristo nell’orto degli ulivi, comprende dunque il momento della risurrezione, la vittoria definitiva della vita sulla morte. I singoli episodi sono tracciati con un disegno rapido, sicuro, veloce. Il tratto è volutamente semplice, sintetico, quasi «arcaico». Il colore è steso con sicurezza a larghe campiture. Ogni singola composizione sembra fondarsi su contrasti cromatici, anche se pochi sono i colori utilizzati. Dominano il rosso e il nero, con un’alternanza di bianchi, ma soprattutto di gialli e di azzurri. È come se il forte contrasto dato dalla dialettica tra il rosso che simboleggia la passione, il fuoco della carità e dell’amore, e il nero che esprime la disperazione della morte, le tenebre del non senso che attanagliano l’esistenza umana, fosse attenuato dalla calma dell’azzurro, il colore del firmamento celeste, dalla luminosità del giallo, simbolo della gloria e della grazia divina, dalla capacità dei bianchi di trasfigurare la realtà.

 In questo modo, le singole scene sembrano abitate da un’atmosfera sospesa, in cui se da un lato la logica narrativa conduce verso l’orrore della morte di Cristo, dall’altro lato il male sembra essere stato già sconfitto, la morte già vinta, la violenza superata. Ogni singola scena appare così abitata da una sottile armonia che ci prende per mano, stazione dopo stazione, fino al momento glorioso della risurrezione, in cui il giallo, grazie a un forte contrasto cromatico con il nero, crea una sorta di fontana luminosa che s’innalza irresistibilmente verso l’alto, attraversando lo spazio.

Grazie a questo senso di pace metafisica che colloca ogni singola azione in un tempo al di fuori della storia, le composizioni di Franco Nocera si presentano come eredi di un mondo passato, che affondano le radici nello spirito degli stessi miti della Sicilia, nelle grandi composizioni solenni e monumentali della mitologia della Magna Grecia, anche se qui animate da intense emozioni, da sottili affetti... Di fatto, le scene appaiono sottratte alla contingenza della storia, per accadere in un tempo che si pone nel più profondo dell’animo umano. Nel cuore stesso dell’uomo.

                                                                                                                                                                                                             Andrea Dall’Asta

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