11° Stazione:

La crocifissione

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 19, 21)

 

Lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù in mezzo.  Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: "Gesù il Nazareno, il re dei Giudei".  Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco.  I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: "Non scrivere: "Il re dei Giudei", ma: "Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei".  Rispose Pilato: "Quel che ho scritto, ho scritto".

 Meditazione

 

Tutta la scrittura è giunta al suo compimento: la croce di Cristo. Il Golgota, nuovo e definitivo Tempio di Dio, ci rivela che l’uomo realizzato non è quello che riesce a mettere in croce tutti e si salva, ma quello che sa amare con un amore più forte della vita e della morte. Cristo viene crocifisso e con lui altri due, cifra di tutti i crocifissi della storia: gli affamati, i poveri, i nudi, i carcerati e i tanti a cui non diamo neanche un volto. Pilato fa apporre una iscrizione sulla croce, recante il motivo della condanna: “Gesù il Nazareno, il re dei Giudei”.  Una scritta, che avrebbe dovuto significare l’ultima beffa contro quest’uomo, diviene espressione della verità ultima del Regno: l’amore tra il Figlio e il Padre, il Figlio che annienta sé stesso, che offre sé stesso consegnandosi, perché ha il suo principio di essere nel Padre che lo accoglie. La croce ci mostra che il Padre è la nostra sorgente e che possiamo vivere la nostra debolezza come un dono.

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