13° Stazione:

Gesù emette lo Spirito

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 27,45-50) 

 

A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: "Elì, Elì, lemà sabactàni?", che significa: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?".  Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: "Costui chiama Elia".  E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere.  Gli altri dicevano: "Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!".  Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.

 

Meditazione

 

Ecco la vera tentazione, l’ultima: ha salvato altri non può ora salvare sé stesso? Nel momento di sofferenza più estrema, il tentatore si ripresenta. Perché pensare a salvare gli altri (quegli altri che ti hanno rinnegato, tradito, abbandonato, condannato, torturato…) e non pensare a sé stessi? Certo potrebbero venire schiere di angeli a salvarlo, ma perderebbe tutti coloro per i quali ha offerto la sua vita. Gesù non è venuto per salvare sé stesso e per questo sceglie di perdersi, offrendosi al Padre, che accetta in tutta la sua drammaticità sconvolgente il sacrificio del Figlio, senza intervenire, per amore nostro. Nell’apparente abbandono del Figlio si manifesta la vittoria della fedeltà dell’amore, un amore fino all’accesso, totale: “nessuno amore più grande di questo, di uno che da la vita per i suoi amici”. Nel suo amore obbediente Gesù ci offre la certezza che il suo amore vince la morte, anche le nostre e nel suo spirito noi possiamo respirare la vita nuova.

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