6° Stazione:

Gesù è condannato da Pilato

Dal Vangelo secondo Luca (Luca 23, 20-25)

 

Pilato parlò loro di nuovo, perché voleva rimettere in libertà Gesù.  Ma essi urlavano: "Crocifiggilo! Crocifiggilo!".  Ed egli, per la terza volta, disse loro: "Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato in lui nulla che meriti la morte. Dunque, lo punirò e lo rimetterò in libertà". Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso, e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta venisse eseguita. Rimise in libertà colui che era stato messo in prigione per rivolta e omicidio, e che essi richiedevano, e consegnò Gesù al loro volere. 

 

Meditazione

 

Pilato non ha dubbi: quest’uomo che gli hanno condotto non ha colpa, è innocente, ma il potere religioso al gran completo vuole la sua morte. Lo accusano di essere un sobillatore del popolo, di avere tramato per rovesciare il potere, impedendo di pagare i tributi a Roma e proclamandosi re. Pilato cerca di trovare una soluzione diplomatica, un compromesso tra la sua coscienza, che ritiene quest’uomo innocente, e la ragione politica che gli suggerisce di non inimicarsi le autorità giudaiche e il popolo.

Pilato, uomo esperto di legge, dapprima interroga Gesù, che rimane però in silenzio, poi lo manda a giudizio da Erode ed infine gli propone la sua liberazione in cambio di un assassino, Barabba.

Sembra che Pilato provi a salvare in tutti i modi la vita di quest’innocente tranne che nell’unico possibile: fare uso della sua libertà. E a Pilato che lo interroga, Gesù risponde soltanto: “Tu lo dici”. Ancora una volta egli rimette la sua vita alla nostra coscienza e libertà, richiamandoci alla nostra umanità. Anche a noi chiede oggi di scegliere tra il consenso, l’approvazione, i segni del potere e la vera libertà, cioè il riconoscimento della dignità di ogni essere umano che supera ogni legge, carriera e burocrazia.

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